Sabato, 09 Maggio 2026
Sabato, 09 Maggio 2026 11:04

“Il Dorina è un pezzo del mosaico”: il lavoro del direttore sportivo Roberto Lacerenza tra calcio, quartiere e identità

Scritto da Denis Lauriola

FOCUS - Ci sono società sportive che esistono soltanto la domenica, dentro il recinto di un campo da calcio. E poi ce ne sono altre che finiscono per diventare un presidio umano, culturale e sociale del territorio che abitano. Il Dorina, oggi, sembra voler appartenere alla seconda categoria.


Parlando con Roberto Lacerenza - oggi direttore sportivo del Dorina oltre che allenatore - si ha la sensazione che il calcio, in fondo, sia quasi un pretesto. O meglio: il pallone è il linguaggio attraverso cui si costruiscono relazioni, si educano ragazzi, si prova a dare continuità a un quartiere che negli anni ha conosciuto trasformazioni profonde, difficoltà, abbandoni e ripartenze.

Siamo in Barriera di Milano, nella periferia nord di Torino. Un quartiere spesso raccontato soltanto attraverso le cronache difficili, ma che continua a vivere grazie a una trama fittissima di persone, associazioni, famiglie e realtà sportive che ogni giorno tengono acceso qualcosa. Il Dorina, dentro questo scenario, non è soltanto una società calcistica: è uno dei pezzi del mosaico.

Un mosaico che parte da via Varano, dove il Dorina è nato e dove continua a vivere la scuola calcio, ma che oggi si allarga anche in via Mercadante, sede dell’impianto che rappresenta il nuovo cuore del progetto sportivo. Due luoghi diversi ma complementari, che raccontano l’evoluzione di una società cresciuta insieme al proprio territorio.

Via Varano conserva l’identità originaria del Dorina, quella più legata ai bambini, alle famiglie e ai primi passi nel calcio. Via Mercadante, invece, è diventata il simbolo della crescita del settore giovanile oltre a spazi ancora dedicati ai più piccini, il tassello del mosaico dove il progetto tecnico sta prendendo forma concreta.

Ed è proprio qui che il lavoro di Lacerenza come direttore sportivo assume un significato particolare. Non soltanto costruire squadre competitive, ma creare un’identità tecnica e umana. In tre anni il Dorina ha strutturato il settore giovanile, costruendo gruppi praticamente da zero e arrivando oggi a giocarsi titoli provinciali e categorie regionali.

I risultati, infatti, stanno premiando il lavoro svolto. L’Under 16 è ancora in corsa per il titolo provinciale, mentre domenica l’Under 17 guidata da mister Davide Liscio si giocherà la finale per il titolo provinciale di categoria. Successi che si aggiungono al percorso di crescita dell’Under 18 allenata dallo stesso Lacerenza, capace di chiudere tra le migliori realtà regionali e portare diversi ragazzi all’esordio in prima squadra.

Lacerenza lo racconta quasi senza accorgersene, mentre parla dei 2008, dei 2009 e dei 2010 cresciuti nel progetto Dorina. Ma il punto centrale emerge soprattutto nei dettagli. Nei cellulari spenti dentro lo spogliatoio. Nei ragazzi delle comunità che giocano senza pagare una quota. Nei gruppi che devono diventare amici anche fuori dal campo. Perché il Dorina oggi sta provando a fare una cosa molto semplice e molto difficile: costruire appartenenza.

Dietro questa crescita c’è anche la visione del presidente Carlo Gilardino, che insieme alla società ha scelto di investire non soltanto nei risultati sportivi, ma soprattutto nelle strutture e nella continuità del progetto. La vittoria del bando per l’impianto sportivo di via Mercadante e il piano di riqualificazione da circa un milione di euro rappresentano un segnale forte: il Dorina vuole mettere radici vere nel quartiere.

E i numeri raccontano che qualcosa si sta muovendo davvero. Oggi la società conta circa 380 iscritti, un dato significativo per una realtà così giovane, arrivata appena al nono anno di attività. Numeri che raccontano famiglie, bambini, adolescenti e comunità che tornano a riconoscersi in un luogo sportivo.

In questo percorso, il ruolo del direttore sportivo diventa centrale. Lacerenza non si limita alla gestione tecnica: osserva i ragazzi, costruisce relazioni con le famiglie, segue la crescita degli allenatori e immagina il futuro della società. L’obiettivo dichiarato è chiaro: creare una prima squadra sempre più composta da giocatori cresciuti all’interno del vivaio Dorina.

L’impianto di via Mercadante, fino a poco tempo fa lasciato quasi all’abbandono, diventa simbolicamente qualcosa di più grande. Ridare dignità a uno spazio significa anche ridare dignità alle persone che lo attraversano. In questo senso il calcio torna ad avere la sua funzione originaria. Non soltanto formare giocatori, ma creare legami. Dare regole, orari, responsabilità. Offrire ai ragazzi un posto dove stare, dove essere riconosciuti, dove sbagliare e migliorare.

Lacerenza insiste molto su una parola: passione. È la chiave con cui legge la propria vita nel calcio e quella dei ragazzi che allena. Ma nella sua idea di sport la passione non coincide con la prestazione. Coincide piuttosto con la presenza. Con il desiderio di esserci ogni sera, dopo il lavoro, in un campo sportivo di periferia, perché stare lì “non pesa”.

Ed è forse proprio questo il punto più interessante. In un tempo in cui molte periferie sembrano raccontate soltanto per sottrazione - ciò che manca, ciò che non funziona, ciò che è stato perso - il Dorina prova invece ad aggiungere qualcosa. Un campo sistemato. Una squadra in più. Un ragazzo recuperato. Un gruppo che cresce insieme. Un pezzo del mosaico, appunto.

Non il tutto. Non la soluzione definitiva. Ma una tessera concreta dentro un territorio che continua a cercare spazi di comunità autentica. E forse il valore più grande del Dorina sta proprio qui: nel ricordare che, anche in periferia, costruire futuro passa ancora da uno spogliatoio, da un allenamento serale e da un direttore sportivo che continua ostinatamente a credere nei ragazzi.

Ultima modifica il Sabato, 09 Maggio 2026 11:10

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