INTERVISTA - L’allenatore racconta: “Bravi i ragazzi, che venivano tutti dai provinciali, ad adattarsi subito al nuovo contesto regionale. Io ho dato loro mentalità e consapevolezza, ho dato la mia disponibilità a continuare anche l'anno prossimo. Qui c’è una grande società, ci sono tutte le condizioni per tornare ai vertici”
Una salvezza mai in discussione, diventata matematica con tre giornate di anticipo. Un campionato regionale con 38 punti all’attivo (12 vittorie, 2 pareggi e 11 sconfitte), in perfetto equilibrio tra reti segnate e subite. Obiettivo di inizio stagione pienamente raggiunto per l’Autovip San Mauro, guidato in panchina da Alessandro Sottil.
Mister, soddisfatto della stagione?
“Sì, l’obiettivo era la salvezza e così è stato, abbiamo fatto il massimo o quasi. Senza un inverno complicato da qualche assenza di troppo, avremmo potuto anche arrivare una o due posizioni più in alto in classifica, ma va benissimo così. Lo zoccolo duro della squadra è quello che aveva vinto il provinciale l’anno prima, anche gli innesti arrivavano dai provinciali, a parte due ragazzi che avevano già giocato nei regionali, D’Onghia dal San Gallo e Abbey dal Barcanova. Vincere non è mai facile, questo è vero, ma il passaggio dai provinciali ai regionali non è mai scontato: la qualità è più alta, i ritmi più intensi. I ragazzi sono stati bravi ad adattarsi subito, hanno dimostrato che questa categoria la possono fare molto bene”.
Avete dimostrato sul campo di essere una squadra solida ed equilibrata.
“È vero. Il mio pensiero è che il calcio offensivo è bello, ma alla fine chi ha la miglior difesa vince. La nostra forza è stata il gruppo, quando ho preso la squadra è nata subito una bella alchimia, positiva, i ragazzi hanno capito cosa voglio e lo hanno messo in campo. Siamo stati ostici da incontrare per tutti, in un girone molto equilibrato”.
Il tuo valore aggiunto?
“Mentalità e consapevolezza. Credo nel lavoro, alla fine paga sempre. In questo è stato fondamentale il nostro preparatore atletico, il professor Ferro, perché i ragazzi sono sempre andati forte. Loro hanno qualità, io devo metterli nelle condizioni di esprimersi al meglio, è questo che deve fare un allenatore. Grinta, fiducia nei propri mezzi, gestione delle pressioni: non ci giochiamo la vita, per carità, ma nel contesto regionale tutte le partite contano, non è facile rimanere sempre sul pezzo a 14 o 15 anni”.
Qualche singolo che si è distinto in modo particolare?
“No, applausi per tutti. Ci sono 4/5 ragazzi che hanno prospettiva, ma meritano tutti il mio elogio, sono loro i protagonisti. Rimarco un’altra differenza tra provinciali e regionali: erano abituati a giocare sempre sotto casa, e invece quest’anno ci siamo svegliati alle 6 del mattino per giocare a Tortona o Novi Ligure. Devo ringraziare la società che ci ha sempre messo nelle migliori condizioni per giocare, a partire dai pullman”.
Il campionato finisce presto, ad aprile. E adesso?
“Abbiamo ancora due mesi da passare insieme, i ragazzi sanno che io sono un martello. Continueremo ad allenarci e potremmo programmare un importante lavoro tecnico. E organizzeremo amichevoli e tornei, ne faremo anche uno in Spagna, a Barcellona”.
Domanda d’obbligo. La prossima stagione rimarrai con la squadra?
“Non c’è ancora niente di ufficiale, di sicuro io mi trovo benissimo a San Mauro e con questa squadra. La mia disponibilità c’è ma devo ancora parlare con la società, in particolare con il direttore Michele Gentile, che ci tengo a ringraziare perché ha creduto in me e mi ha dato tutto l’appoggio e la collaborazione possibili”.
Il San Mauro è una società storica, ma la nuova gestione è dovuta ripartire quasi da zero.
“Io ho giocato qui le mie ultime due stagioni da calciatore, adesso la società è rinata con persone competenti, di parola, che hanno la voglia e la capacità di fare calcio. La prima squadra punta all’Eccellenza, due squadre delle giovanili sono nei regionali, la scuola calcio è vivace: si può migliorare, come ovunque, ma è una bella realtà che merita di crescere ancora”.
Servirebbe un impianto sportivo di proprietà.
“Quello degli spazi è un problema oggettivo, la società lo sa bene e sta lavorando per questo, a quanto mi risulta. Per vincere ci va un progetto che duri negli anni, soprattutto se i vicini di casa sono big come Vanchiglia, Pro Eureka e anche Volpiano Pianese. Ma sono sicuro che San Mauro arriverà a quel livello, le potenzialità ci sono”.
Chiudiamo con un paio di domande personali. A che punto siamo nella tua carriera di allenatore?
“Il mio è un percorso particolare. Ho iniziato insieme a mio fratello Andrea con una scuola di perfezionamento calcistico, insieme abbiamo allenato il Lucento classe ’96, fino alla finale per il titolo regionale Allievi. Poi lui ha seguito la sua strada nel professionismo, iniziando da Siracusa, ma io non l’ho seguito perché ho dovuto gestire situazioni familiari, giustamente e senza rimpianti, per cui ho lasciato il calcio per alcuni anni. Ma mi piace insegnare calcio, per cui ho ripreso a Venaria, poi ho vissuto belle esperienze alla Druentina, l’anno scorso ero al Lucento con i 2008 e adesso sono qui a San Mauro. L’obiettivo è migliorarmi sempre, io e i ragazzi che alleno. Vedremo quello che arriverà in futuro, con serenità”.
Porti un cognome importante nel mondo del calcio, è più un vantaggio o un peso?
“Sono fiero di mio fratello Andrea Sottil, sono orgoglioso di mio nipote che ora gioca al Milan, siamo una famiglia cresciuta a pane e calcio. Diciamo che il mio cognome non mi ha portato vantaggi ma non è neanche un peso, io ho le mie idee e la mia personalità, mi interessa poco quello che pensano gli altri”.