Giovedì, 05 Marzo 2026
Giovedì, 05 Marzo 2026 09:22

Under 15 serie C - Giuseppe Zucco e il suo Novara, quando pazienza e programmazione portano in alto

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INTERVISTA - "Il duro lavoro paga". Con queste parole possiamo riassumere il campionato Under 15 che stanno affrontando i ragazzi del Novara, che agli ordini di Giuseppe Zucco hanno iniziato tra tante difficoltà, ma giorno dopo giorno sono cresciuti e in questa seconda parte di stagione stanno raccogliendo i frutti di tanto impegno. Andiamo a scoprire questa realtà attraverso le parole del tecnico azzurro.
 


E' partita dalle basi l'avventura in panchina di Giuseppe Zucco. Una volta ritiratosi dal calcio giocato è tornato a calcare i campi come allenatore, iniziando il suo percorso alla Pro Eureka con i più piccoli, per poi passare al Chieri dove è cresciuto per ben cinque stagioni. Tra queste l'esperienza come secondo alla Juniores Nazionale, seguita dal Fossano dove sempre come secondo si cimenterà con la serie D, categoria che lo vedrà protagonista anche con l'Alba e per ultimo al Robbio nell'Eccellenza lombarda. La chiamata del Novara arriva al momento giusto, dopo tanto lavoro ecco l'occasione per cimentarsi in un contesto professionistico, nuovamente con i giovani.

"Giuseppe, com'è iniziata questa collaborazione?"
E' stato un vero piacere avere questa opportunità da parte di un club così importante come il Novara. Dopo aver fatto tanta esperienza volevo iniziare un percorso nel professionismo e tornare a lavorare con i ragazzi. Sono loro la fonte principale del calcio, è una grande responsabilità e un impegno gratificante poter mettere la propria esperienza al loro servizio e sono felice di poterlo fare in una società di questa caratura. Qui a Novara si punta sui giovani, la società è seria, ben strutturata e ambiziosa, e nello stesso tempo ha creato un ambiente sereno dove i tecnici e i giocatori sentono fiducia e dove c'è la possibilità di lavorare bene, avendo il supporto di tutti. Credo che la bontà di questo ambiente si veda anche nei buoni risultati della Prima Squadra e nel fantastico campionato che sta disputando la Primavera, guidata da un grandissimo allenatore come Gonzalez".

Fiducia che sta venendo ben ripagata a quanto pare.
"Quando ho preso in carica questo gruppo, con il mio staff ci siamo trovati davanti a certe criticità. Era una squadra del tutto nuova, tanti non si conoscevano e allo stesso tempo molti non avevano esperienza con i campionati nazionali. In questa situazione è normale che all'inizio ci possano essere delle difficoltà di adattamento, che i risultati non arrivino subito. Fiducia c'è stata da parte della società perché potessimo fare il nostro lavoro con serenità, fiducia da parte nostra verso i ragazzi, e da parte loro verso di noi. Giorno dopo giorno hanno fatto proprie le nostre indicazioni, con le conseguenze che ora tutti vediamo".

Da dove siete partiti?
"Il primo aspetto è stato lavorare in maniera importante sugli aspetti tecnico/tattici. Non fossilizzandoci sul concetto granitico di ruolo, ma insegnandogli a occupare gli spazi, nei duelli uno contro uno. E cercando di renderli duttili. Questo ritengo sia un aspetto molto importante che possa aiutare i ragazzi poi a imporsi nel calcio degli adulti, saper fare più cose. Senza esasperare il concetto, ma in modo da offrirgli più opportunità una volta che sono in campo. Per curare questi aspetti, per formare un gruppo coeso, naturalmente abbiamo dovuto anche fare un grande lavoro a livello mentale. Anche nelle partite in cui il gioco c'era, alla volte mancava quel giusto atteggiamento che ci permettesse di portare a casa il risultato. Una volta fatte loro certe direttive, abbiamo puntato molto sugli aspetti psicologici, allenandoci anche nella pausa natalizia. E i risultati si sono visti. Prendo a esempio proprio la prima partita del girone di ritorno contro l'Alcione, una prestazione incredibile al cospetto di un avversario così forte, la dimostrazione che l'impegno che tutti hanno profuso in questa prima parte di stagione sta dando i suoi frutti. Cosa che abbiamo continuato a dimostrare negli incontri successivi, anche nella larga sconfitta con l'Albinoleffe, che a livello di gioco è stata ben interpretata".

Con pazienza e applicazione quindi si può costruire qualcosa di importante.
"Il merito è tutto di questi ragazzi, sono stati fantastici dal primo all'ultimo e meritano un encomio per l'impegno profuso. Quando sento che i giovani non ascoltano, che non si applicano, mi arrabbio perché non è così. Certo noi dobbiamo essere bravi a capire, a vedere le qualità di ciascuno, e poi lavorare su quelle e sugli aspetti su cui potrebbero migliorare. Ma se ottieni la loro fiducia poi ti seguono, capiscono cosa stai cercando di trasmettergli anche nei momenti di maggior difficoltà, quando i risultati non arrivano e gli errori sono tanti, ma partita dopo partita gli errori passano, finché realizzano che hanno fatto proprie le direttive su cui lavoravate. Il segreto è questo, farli sbagliare. E' un problema generale del nostro calcio, tutto incentrato al risultato a tutti i costi, ma questo è controproducente per loro, i ragazzi devono avere il diritto di sbagliare. E' così che si mettono in gioco, che imparano a superare i momenti critici, bisogna saperli aspettare, perché se intercetti le loro qualità e ti poni nel modo giusto, alla fine vengono fuori".

Allenatore E educatore insieme. Ma quanto è difficile?
"Da parte nostra ci deve essere il piacere di farli crescere, ma certo non è semplice. Bisogna tenerli sempre sul pezzo, ma non sono un blocco unico. Ci sono i titolarissimi, poi quelli che giocano meno, e già lì devi saperti confrontare nella maniera giusta. Ma poi ognuno di loro viene da una diversa realtà, ognuno ha il suo carattere le sue peculiarità. Devi sapere con chi essere più deciso, con chi più accomodante, così come accorgerti quando è il caso di non dire nulla. Per fare questo il confronto è fondamentale, con ognuno di loro devi trovare equilibrio nella comunicazione e quali sono le chiavi a livello umano per interagire nel migliore dei modi. E' per questo che io sono uno di quegli allenatori che cerca di avere un rapporto il più approfondito possibile con i propri ragazzi, sapere cosa li preoccupa, se c'è qualche criticità magari a scuola o in altri contesti. E' questo il fatto, avere con loro un rapporto a 360°, perché prima c'è il ragazzo, poi viene il calciatore. Il contatto diretto è fondamentale, dobbiamo essere dei punti di riferimento a tutto tondo. Per questo ho fatto anche corsi di psicologia, capire al meglio chi ho di fronte, per poi riuscire a lavorare nella maniera giusta a livello sportivo. E lo ribadisco, sono davvero fiero di quanto costruito, della fiducia che ci hanno concesso e di quanto si siano impegnati a fondo. Tutto quello che stanno ottenendo si deve alla loro serietà e al duro lavoro che hanno svolto in questi mesi".

E sul campo questa crescita si vede. Cosa prospetta questa seconda parte di stagione?
"Naturalmente sognare non costa nulla ed è giusto che i ragazzi lottino sempre per avere il meglio. Ma quel che gli dico è di cercare di giocare a testa sgombra, non devono avere pressioni. Quello che conta è proseguire nel percorso di crescita partita dopo partita, dare sempre il massimo in modo da arrivare al termine del campionato senza rimpianti".

Per quanto riguarda il tuo percorso di crescita invece?
"Sono uno che non molla mai, che cerca sempre di andare oltre e imparare. Ho avuto la fortuna in ogni esperienza passata di incontrare persone di grande spessore che mi hanno insegnato tanto, e questa esperienza non è da meno. Ci sono tante belle realtà nei dilettanti, ma il mondo del professionismo ti offre qualcosa di più sotto ogni aspetto, spero di poter proseguire in questa esperienza, sempre a contatto con i ragazzi".

Letto 245 volte Ultima modifica il Giovedì, 05 Marzo 2026 12:18

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