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Giovedì, 27 Gennaio 2022 12:35

Non esistono scelte giuste o sbagliate in assoluto: aiutiamo i ragazzi a pensare in modo autonomo

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13ª PUNTATA / A SCUOLA DI CALCIO - Ex professionista e maestro di calcio, Stefano Guidoni continua con la sua rubrica dedicata al mondo degli allenatori. “L'allenatore competente - scrive - accompagna i giocatori alla scoperta del gioco e li abitua a pensare alle varie, possibili, problematiche che si troveranno ad affrontare”


Riassunto della puntata precedente. Per formare giocatori “istintivi” adatti alla velocità del gioco moderno, nelle giovanili bisogna dare loro il tempo per pensare e sbagliare. Per questo l’istruttore non deve dare ai suoi allievi risposte univoche, ma prospettare le diverse possibilità di scelta cui potrebbe andare incontro nelle diverse situazioni. La risposta magica che ogni allenatore dovrebbe avere sempre a portata di mano è: “dipende”.

In questa seconda puntata, cercheremo di capire come rispondere quando un giocatore pone la domanda successiva al “dipende”, ovvero “da cosa mister?”

Non voglio illudere nessuno, quindi dirò da subito che la risposta è complessa, per una somma di ragioni che cercherò di condividere con voi. Innanzitutto dovremmo conoscere le variabili di un gioco che è totalmente determinato dalla posizione della palla, dei giocatori e delle porte. Ma dobbiamo in primis abituarci a capire che è impensabile risolvere sulla carta i problemi che i nostri giocatori si troveranno di fronte sul campo di calcio. Possiamo cercare di prevedere alcuni atteggiamenti, possiamo studiare l'avversario nei minimi dettagli, possiamo cercare di orientare delle scelte, ma non potremo mai farlo in tempo reale dalla panchina. Ed ecco l'importanza di un allenatore che costruisca allenamenti durante i quali il confronto con il giocatore preveda una partecipazione attiva soprattutto da un punto di vista cognitivo, realizzato con un continuo interagire, utilizzando domande che aiutino a "scannerizzare" il gioco il più a fondo possibile.

Confrontarsi con i giocatori sulle scelte che fanno senza giudicarle, senza catalogarle tra giuste o sbagliate in assoluto, ma piuttosto analizzandole in maniera critica, estrapolando i motivi che hanno portato a una soluzione piuttosto che un'altra. Domande come “perché hai fatto questa scelta?”, “secondo te potevi fare altro?”, “cosa sarebbe cambiato se l'avversario avesse fatto questo?” potrebbero aiutare i ragazzi ad abituarsi ad analizzare la situazione di gioco e pian piano a rendersi autonomi nelle scelte, senza aver bisogno che qualcuno gli indichi una via. Anche perché le soluzioni che danno gli allenatori urlandole dalla panchina sono sempre filtrate dalla convinzione che l'analisi della situazione fatta dal ragazzo coincida con la loro, dimenticando che esperienza, conoscenza e attitudini non potranno mai essere le stesse e quindi anche le scelte saranno diverse.

L'allenatore competente accompagna i giocatori alla scoperta del gioco e li abitua a pensare alle varie, possibili, problematiche che si troveranno ad affrontare. Chi non riesce a capire che un compagno o un avversario posizionati in maniera diversa condizionano una scelta, non è adatto ad allenare un giovane. Chi vuole proporre soluzioni fisse a un problema, non ha capito la complessità del gioco. E più qualcosa è complicato e più va conosciuto, teoricamente ma soprattutto praticamente. Quindi aver giocato aiuta molto, ma poi si dovrà studiare ciò che non si conosce e infine bisognerà andare in campo per affinare le proprie competenze tecniche, tattiche, comunicative e rendere efficace il lavoro e l'apprendimento dei propri allievi.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Gennaio 2022 12:39

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